
Ciao sono Silvia, Counselor maieutica e parental counselor per genitori e persone in cerca della propria direzione e del proprio passo, senza perdere la bussola.

C'è un momento, nell'attraversamento dell'adolescenza, in cui le parole sembrano non bastare più. I genitori cercano dialogo, i figli si chiudono in camera. L'aria in casa profuma d'incomprensione reciproca. Eppure esiste un linguaggio universale che può aprire varchi inaspettati: quello delle storie che si guardano insieme, in silenzio, sul divano di casa.
Il cinema ha questa capacità straordinaria di mettere in scena ciò che è difficile dire a voce alta. Guardare un film sull'adolescenza insieme ai propri figli adolescenti non è semplice intrattenimento, ma un atto maieutico: far nascere riflessioni, emozioni, parole nuove attraverso le vite degli altri. È come aprire una finestra su mondi che i ragazzi stanno attraversando e che gli adulti hanno forse dimenticato, o ricordano solo con la patina della nostalgia.
Quando un adolescente guarda un film, accade qualcosa di profondo nella sua psiche: l'immaginazione si accende, l'empatia trova una strada per esprimersi, le emozioni si riorganizzano in nuove costellazioni di senso. Il cinema non ha il potere di trasformare magicamente i ragazzi, ma possiede quello più sottile di smuovere qualcosa dentro di loro, di accendere una curiosità che diventa riflessione, di offrire personaggi in cui specchiarsi, per scoprire chi si sta diventando.
Quello che avviene davanti allo schermo è un doppio movimento dell'anima. Da un lato ci identifichiamo con i personaggi, sentiamo le loro emozioni come fossero nostre, attraversiamo con loro gioie e dolori. Dall'altro proiettiamo su di loro parti di noi: attribuiamo ai protagonisti pensieri, sentimenti, motivazioni che in realtà appartengono a noi stessi, senza nemmeno accorgercene. Ecco perché lo stesso film può commuovere profondamente un ragazzo e lasciarne indifferente un altro: ognuno lo abita con la propria storia segreta, con le proprie ferite ancora aperte.
Ed è proprio questa la magia che rende il cinema uno strumento prezioso per i genitori: permette ai figli di parlare di sé attraverso le storie altrui. Possono finalmente nominare paure, desideri, fragilità senza sentirsi troppo esposti, perché in apparenza si sta discutendo di un personaggio, non di loro. Davanti allo schermo le emozioni vengono riconosciute due volte: la prima come memoria di qualcosa già vissuto che ritorna, la seconda come scoperta di sentimenti nuovi che non avevano ancora un nome. Questo doppio riconoscimento è un atto di crescita: significa imparare ad abitare la propria interiorità con consapevolezza, ad accogliere ciò che si sente come occasione per conoscersi meglio e per comprendere anche gli altri nella loro umanità.
Ecco un breve elenco di 5 film che suggerisco di guardare con tuo figlio adolescente:
Inside Out non è solo un film d'animazione per bambini, come qualcuno potrebbe pensare. È un viaggio straordinario dentro la mente di Riley, una ragazzina che affronta il trauma del trasloco e la perdita delle sue certezze. Guardarlo con i propri figli significa dare dignità e nome alle emozioni: la Gioia che non può esistere senza la Tristezza, la Rabbia che è energia vitale, la Paura che ci protegge. È un modo delicato per dire ai nostri ragazzi che sentire tutto, anche ciò che fa male, non è debolezza ma pienezza umana. Per i genitori è un promemoria potente: a volte l'ossessione per la loro felicità impedisce loro di crescere davvero.
Perché vederlo: per aprire un dialogo sulle emozioni difficili e normalizzare la complessità dei sentimenti adolescenziali. È un film universale, che parla tanto alle ragazze quanto ai ragazzi, perché tutti attraversano tempeste emotive che faticano a nominare. Qui l'identificazione con Riley permette ai ragazzi di riconoscere le proprie emozioni confuse e di dare loro finalmente un volto e una voce.
Lady Bird, un film che racconta il rapporto conflittuale tra una madre e una figlia nell'ultimo anno di liceo. Christine, che vuole farsi chiamare Lady Bird, vive “dall’altra parte dei binari”, cioè in quella parte di città che, a suo dire, nessuno sceglierebbe di abitare. È un’adolescente brillante, ambiziosa, ma anche insofferente e confusa. Sogna di fuggire dalla sua città di provincia verso i college prestigiosi della East Coast. Sua madre, spesso utilizzando i modi sbagliati, vorrebbe proteggerla, guidarla, ma ogni tentativo si trasforma in scontro. Quello che rende questo film prezioso è la sua onestà brutale: mostra come l'amore più grande possa coesistere con l'irritazione più profonda, come il desiderio di scappare sia in realtà il bisogno di trovare se stessi. Guardarlo insieme può essere doloroso, perché è uno specchio fedele. Ma proprio per questo può diventare un ponte: riconoscersi in quelle dinamiche significa poterne finalmente parlare.
Perché vederlo: per affrontare i conflitti madre-figlia con onestà e tenerezza. Sebbene sia centrato su un'adolescente donna, anche i ragazzi possono riconoscersi nella ricerca di autonomia e nella fatica di separarsi dalle aspettative genitoriali. È particolarmente prezioso per le madri con figlie adolescenti. La proiezione su Lady Bird permette alle ragazze di esprimere la propria rabbia e il proprio amore per la madre senza sentirsi in colpa, usando il film come terreno neutro di dialogo.
Noi siamo Infinito ci porta nel mondo di Charlie, un ragazzo sensibile e fragile che inizia il liceo portandosi dietro traumi non elaborati. Qui l'adolescenza è mostrata in tutta la sua complessità: l'amicizia che salva, i primi amori, la ricerca disperata di un posto nel mondo, ma anche la salute mentale, i segreti di famiglia, gli abusi. È un film che non edulcora, che non offre soluzioni facili, ma che parla della possibilità di essere visti davvero da qualcuno. Per un genitore guardarlo con il proprio figlio significa accettare che l'adolescenza non è solo brufoli e prime cotte, ma un territorio emotivo dove si gioca la costruzione dell'identità, a volte anche nel dolore.
Perché vederlo: per parlare di salute mentale, traumi e della forza salvifica dell'amicizia. Il protagonista è un ragazzo, ma il film parla a tutti: ragazze e ragazzi si riconosceranno nella sensazione di essere "wallflowers" cioè timidi, osservatori invisibili della vita altrui in attesa di trovare il proprio posto. Il film, come il racconto da cui è tratto, può essere considerato un percorso di formazione, il passaggio tra un prima e un dopo, da una fase a un'altra dell'esistenza. Charlie diventa lo schermo su cui proiettare la propria fragilità senza doverla ammettere apertamente, e questo rende possibile una conversazione che altrimenti non avverrebbe.
Eighth Grade è una piccola perla che racconta gli ultimi giorni della scuola media di Kayla, una ragazza invisibile che cerca disperatamente di farsi notare attraverso video motivazionali su YouTube che nessuno guarda. È un film che mette a nudo l'ansia sociale, il confronto spietato con i coetanei, la fatica di abitare un corpo che cambia, il gap abissale tra chi si è online e chi so è davvero. Il rapporto con il padre single, tenero e impacciato, è dipinto con una delicatezza rara. Questo film può insegnare ai genitori a vedere l'invisibile: tutta la sofferenza che i ragazzi nascondono dietro uno schermo, tutto il coraggio che serve per attraversare un corridoio di scuola quando hai tredici anni.
Perché vederlo: per comprendere l'impatto dei social media sull'autostima e l'ansia della generazione digitale. Sebbene la protagonista sia una ragazza, i temi dell'inadeguatezza e della performance sociale online toccano profondamente anche i ragazzi maschi, spesso più isolati nel loro disagio. Attraverso Kayla, i ragazzi possono finalmente dare voce a quel senso di inadeguatezza che provano ogni giorno ma che non riescono a nominare, scoprendo che non sono gli unici a sentirsi così.
Stand by Me - Ricordo di un'estate è un classico senza tempo che racconta l'avventura di quattro ragazzini che partono alla ricerca del corpo di un coetaneo scomparso. Ma sotto la superficie dell'avventura c'è molto di più: l'amicizia maschile in tutta la sua profondità, i padri assenti o violenti, il peso delle aspettative familiari, la paura di non valere abbastanza. È il racconto di quel momento in cui l'infanzia sta finendo e si intravede già l'adulto che si diventerà, con nostalgia e malinconia. Il narratore adulto che guarda indietro ci ricorda che quegli amici, quegli istanti rubati all'estate, sono irripetibili.
Perché vederlo: per aprire una conversazione sull'amicizia maschile, sul dolore di crescere e sulla relazione con i padri. È un film che parla soprattutto ai ragazzi, offrendo una narrazione rara dell'intimità emotiva tra maschi adolescenti, ma anche le ragazze possono ritrovare in quelle dinamiche l'essenza dell'amicizia che segna per sempre. I quattro protagonisti diventano contenitori sicuri per proiettare le proprie paure di non essere all'altezza, di deludere, di perdere gli amici che rendono sopportabile il mondo.
Sedersi sul divano e premere play non risolverà i conflitti, non cancellerà le incomprensioni o i problemi dell'adolescenza. Ma può creare uno spazio d'incontro in cui si guarda insieme nella stessa direzione invece di fronteggiarsi. I personaggi sullo schermo diventano mediatori silenziosi tra generazioni, permettendo ai ragazzi di parlare dei propri sentimenti più profondi senza esporli in modo diretto. E forse, quando i titoli di coda scorreranno, nascerà una parola, una domanda, un sorriso che prima non c'era. Perché a volte le storie degli altri ci aiutano a raccontare la nostra, attivando quel potenziale creativo e autotrasformativo che ogni adolescente porta dentro, in attesa di essere riconosciuto e accolto.
Sono Silvia Raldi, counselor maieutica e parent counselor. Aiuto le persone a intraprendere la propria strada e ad avere relazioni migliori con sé stesse, in famiglia e con gli altri.
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