Silvia Raldi, il mio servizio counseling

Ciao sono Silvia, Counselor maieutica e parental counselor per genitori e persone in cerca della propria direzione e del proprio passo, senza perdere la bussola.

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Liti di coppia: occasioni di crescita

14 Febbraio 2026 •   

C'è un momento, in ogni relazione, in cui la voce si alza, il respiro si fa più corto e le parole volano come schegge. Può succedere per una porta lasciata aperta, per un ritardo non comunicato, per una frase detta al momento sbagliato. E all'improvviso vi ritrovate lì, di fronte all'altro, con il cuore che batte forte e quella sensazione di essere incompresi che brucia dentro.

Proprio in quel momento, quando tutto sembra crollare, si nasconde un'opportunità preziosa per far crescere il vostro amore.

Le liti di coppia non sono nemiche della relazione, ma delle maestre sincere: mostrano dove siamo vulnerabili, dove abbiamo bisogno di essere visti, ascoltati, compresi. Il problema non è litigare, ma come lo facciamo. E soprattutto, come possiamo trasformare questi momenti di tensione in occasioni di crescita.

Quando la mappa non è il territorio

Prima di addentrarci nel come gestire i conflitti, è fondamentale comprendere che la realtà che tu vedi non è la stessa che vede il tuo partner. Come ci ricorda Paul Watzlawick, "la credenza che la realtà che ognuno vede sia l'unica realtà, è la più pericolosa di tutte le illusioni".

Ciascuno di noi ha una mappa del mondo, costruita attraverso le proprie esperienze, convinzioni, generalizzazioni. Ma "la mappa non è il territorio", come sosteneva il matematico Alfred Korzybski. Quando litighi, spesso stai difendendo la tua mappa, convinto che sia l'unica rappresentazione accurata della realtà. E dall'altra parte c'è il tuo partner, che fa esattamente la stessa cosa con la sua mappa.

Il primo passo verso una comunicazione autentica è riconoscere che esistono due mappe, entrambe valide, entrambe parziali. Comunicare, nella sua etimologia più profonda, significa "mettere in comune". Non si tratta di convincere l'altro che la tua versione è quella giusta, ma di creare uno spazio condiviso dove entrambe le realtà possono coesistere e dialogare.

Tre passi indietro: cosa non fare quando il conflitto bussa alla porta

Prima di imparare a costruire, bisogna smettere di demolire. Ci sono tre comportamenti che, quasi sempre inconsapevolmente, trasformano una discussione in un conflitto. Riconoscerli è il primo atto d'amore verso la vostra coppia.

Daniele Novara nel suo libro "Meglio dirsele" individua 3 passi indietro e 7 in avanti per gestire i litigi all'interno della coppia.

Primo passo indietro: non cercare il colpevole.

Quando ci si sente feriti, la mente cerca disperatamente qualcuno da incolpare. È lui che ha sbagliato, è lei che non capisce, è sempre la stessa storia. La ricerca del colpevole è una trappola dolorosa: fa sentire temporaneamente sollevati ma in realtà in una relazione, quando uno dei due soffre, anche l'altro ne risente. Cercare di stabilire chi ha torto e chi ragione significa perdere di vista ciò che conta: ritrovarsi. Quando uno dei due si concentra sui bisogni comuni e l'altro si focalizza solo sul proprio obiettivo, l'incomprensione è garantita.

Secondo passo indietro: non elargire consigli e suggerimenti.

Quando vedi il tuo partner stare male, l'istinto ti suggerisce di risolvere, di sistemare, di dire "dovresti fare così" o "perché non provi in questo modo". Ma i consigli non richiesti, suonano come prescrizioni. Dicono all'altro "io so meglio di te cosa è giusto per te", quando invece ciò di cui ha bisogno non è essere corretto, ma essere ascoltato e di vedere riconosciute le proprie capacità e risorse. I consigli peggiorano la situazione perché fanno sentire l'altro inadeguato, proprio nel momento in cui si sente già fragile. È la differenza tra chi cerca connessione e chi cerca soluzione: due rituali comunicativi diversi che si scontrano.

Terzo passo indietro: non cercare di primeggiare uno sull'altro.

Non si tratta di vincere. Non c'è medaglia per chi urla più forte, per chi ha l'ultima parola, per chi dimostra di avere ragione. Quando uno dei due sale sul podio, l'altro finisce inevitabilmente nel fango. E una relazione dove solo uno dei due vince è una relazione dove entrambi perdono. L'amore non è una competizione, è una danza dove ci si sostiene a vicenda. Nelle relazioni sane non c'è un superiore e un subordinato, ma due persone che collaborano in vista di un obiettivo comune.

Il potere del non verbale: quando il corpo parla più forte delle parole

Prima ancora di concentrarsi su cosa dire, è opportuno ricordare che solo il 7% della nostra comunicazione passa attraverso le parole, il 38% è paraverbale, ovvero tono, ritmo e volume della voce, e il 55% è non verbale, attraverso gesti, postura ed espressioni del viso.

Puoi dire "ti amo" con le parole giuste, ma se le tue braccia sono incrociate, lo sguardo è altrove e il tono è freddo, il messaggio che arriva è completamente diverso: il corpo non mente. Nei conflitti di coppia, spesso è il corpo a tradire le vere intenzioni prima ancora che si apra bocca.

Presta attenzione alla tua postura durante un litigio. Se è chiusa, crei barriere fisiche. Se invadi lo spazio personale dell'altro in modo aggressivo, intensifichi il conflitto. Ogni persona ha bisogno del proprio spazio, e violarlo, anche involontariamente, alimenta la tensione.

Sette passi in avanti: come trasformare il conflitto in connessione

Ora che abbiamo liberato il campo da ciò che danneggia, possiamo passare alla parte costruttiva. Ecco sette gesti concreti che possono trasformare radicalmente il modo in cui attraversate insieme le tempeste.

Primo passo in avanti: rimani sul problema, non attaccare la persona.

C'è una differenza enorme tra"quando torni tardi senza avvisarmi, mi sento trascurata" e "sei sempre il solito egoista". Nel primo caso state parlando di un comportamento specifico e di come vi fa sentire. Nel secondo state attaccando l'identità dell'altro, e questo non lascia spazio al dialogo. La persona che amate non è il problema, ma magari lo sono i suoi comportamenti. Osservate i fatti concreti senza giudizio: cosa è successo realmente, senza interpretazioni o etichette che trasformano azioni in caratteristiche permanenti della persona.

Secondo passo in avanti: ascolta senza commenti.

L'ascolto vero è un atto rivoluzionario. Non significa aspettare il tuo turno per parlare, né preparare mentalmente la risposta mentre l'altro ancora parla. Significa dare spazio completo a ciò che sta emergendo, senza interrompere, senza correggere, senza minimizzare. Quando l'altro sente che può esprimersi liberamente, senza essere giudicato o interrotto, i nodi profondi si sciolgono.

Terzo passo indietro: prendi sul serio, ma non alla lettera.

Nel mezzo di una lite, le parole volano e non sempre sono precise. "Non mi ascolti mai" probabilmente non significa letteralmente "mai", ma esprime un bisogno profondo di attenzione. "Sei sempre così" è raramente accurato, ma racconta una frustrazione che si è accumulata. Invece di difenderti dalla precisione delle parole, cerca di cogliere l'emozione che le muove. Cerca di capire quale bisogno insoddisfatto si nasconde dietro quelle generalizzazioni. Stai attento alle distorsioni, cancellazioni e generalizzazioni che tutti facciamo quando costruiamo la nostra mappa della realtà.

Quarto passo avanti: offri informazioni, non consigli.

Invece di dire "dovresti chiamarmi quando fai tardi", prova con "quando non ho tue notizie, la mia mente inizia a immaginare scenari e mi sento in ansia". Stai condividendo come funzioni, cosa ti accade dentro, senza dire cosa l'altro dovrebbe fare. Le informazioni aprono comprensione, i consigli chiudono in difesa. Quando l'altro capisce davvero cosa succede dentro di te, può scegliere liberamente come rispondere, e questa scelta libera è molto più potente di qualsiasi obbligo. Stai esprimendo i tuoi sentimenti e bisogni autentici, non dando ordini mascherati da suggerimenti.

Quinto passo avanti: fai proposte, non dare ordini.

"Potremmo provare a chiamarci durante la giornata" suona molto diverso da "Devi chiamarmi quando esci dall'ufficio". Le proposte invitano alla collaborazione, gli ordini impongono obbedienza. In una relazione sana, non c'è un capo e un sottoposto, ci sono due persone che insieme cercano soluzioni che funzionino per entrambi. Le proposte lasciano spazio all'altro di dire sì, di dire no, di fare una controproposta. È nel dialogo che nascono le soluzioni vere. Questo significa formulare richieste concrete, non pretese o ultimatum.

Sesto passo in avanti: chiedi sempre il permesso.

Prima di dare un feedback, di condividere un'osservazione delicata o di entrare in territori emotivamente carichi, chiedi: "Posso dirti una cosa che ho notato?" oppure "Ti va se parliamo di quello che è successo ieri?" cambiano completamente la dinamica. Quando l'altro vi dà il permesso, si apre invece di chiudersi. Sa che stai rispettando i suoi confini, che non stai per invaderlo e questo crea sicurezza. È come rispettare lo spazio emotivo: ogni persona ha bisogno di sentirsi al sicuro prima di potersi aprire.

Sesto passo in avanti: fai solo domande di cui non conosci la risposta.

Le domande retoriche sono domande di controllo di cui si conosce già la risposta: "Ma ti sembra normale comportarti così?" non è una vera domanda, è un'accusa. "Perché fai sempre così?" presume già una risposta e un giudizio. Le domande autentiche nascono da un genuino desiderio di comprendere qualcosa che non sappiamo. "Cosa hai pensato in quel momento?" oppure "Come ti sei sentito quando ho detto quella cosa?" sono domande vere. Aprono porte invece di sbatterle. Ti permettono di esplorare la mappa dell'altro con curiosità autentica, non di dimostrare che la tua è superiore.

L'arte del linguaggio: piccoli cambiamenti, grandi differenze

Anche le congiunzioni che usiamo possono trasformare radicalmente il messaggio. Senti la differenza: "Sei stato bravo ma puoi fare meglio" versus "Sei stato bravo e puoi fare meglio". La prima frase cancella il complimento, la seconda lo mantiene aggiungendo fiducia. Oppure: "Ti amo ma mi hai ferito" versus "Ti amo e in questo momento mi sento ferito". Il "ma" crea opposizione, l'"e" crea integrazione.

Sono dettagli sottili, ma nel counseling maieutico sappiamo che spesso sono proprio i dettagli a fare la differenza. Le parole sono ponti o muri, finestre o barriere, come ci ricorda Marshall Rosenberg. Ogni volta che si parla, stai scegliendo quale costruire.

Oltre le differenze di genere: rituali comunicativi diversi

Gli studi di Deborah Tannen presentati nel libro "Ma perché non mi capisci?" ci ricordano che uomini e donne spesso hanno rituali comunicativi diversi. Le donne tendono a cercare connessione e similarità, mentre gli uomini tendono a stabilire gerarchia e offrire soluzioni. Nessuno dei due approcci è sbagliato, sono semplicemente diversi.

Quando una donna dice: "ho un problema", spesso non sta chiedendo al suo partner di risolverlo. Sta cercando comprensione, empatia, connessione. Quando l'uomo offre soluzioni, non sta minimizzando il problema. Sta facendo quello che gli hanno insegnato: essere utile, risolvere, proteggere.

Riconoscere queste differenze non significa rassegnarsi, ma comprendere che state parlando due dialetti diversi della limgua dell'amore. Ogni incomprensione è un'opportunità per imparare il linguaggio dell'altro.

Il coraggio di crescere insieme

Trasformare i litigi in occasioni di crescita richiede coraggio. Il coraggio di guardarsi dentro, di riconoscere i propri automatismi impliciti, di scegliere la connessione anche quando sarebbe più facile avere ragione. Scegliere questo percorso significa investire nel vostro amore in un modo che nessuna serata romantica potrebbe mai fare.

È facile amarsi quando tutto va bene. La vera svolta accade quando ci si riesce ad amare anche quando si è stanchi, frustrati, feriti. Quando vedi nell'altro non un nemico da battere, ma un compagno di viaggio con cui attraversare la tempesta.

Le liti continueranno a esserci, perché ogni persona è diversa, con bisogni, storie e sensibilità diverse, ognuno con la propria mappa della realtà, costruita attraverso le proprie esperienze e convinzioni. Ma i conflitti possono smettere di essere momenti da temere e diventare opportunità preziose per conoscersi più a fondo, per affinare la capacità di stare in relazione, per costruire un'intimità sempre più profonda.

Ogni conflitto gestito bene insieme è un mattone in più nella costruzione della casa dell'amore. Scegliere di comprende invece di vincere significa. mettere in comune le vostre realtà, che è poi l'essenza più profonda del comunicare e questo vale ogni singolo litigio.

Un percorso insieme per riscoprirvi

Se senti che i conflitti con il tuo partner si ripetono sempre uguali, se ti sembra di parlare lingue diverse,se desideri trasformare le vostre liti in vere occasioni di crescita, il counseling maieutico Astrolabio può accompagnarvi in questo viaggio.

Attraverso un approccio maieutico, non darò soluzioni preconfezionate o consigli su chi ha ragione. Insieme esploreremo le vostre mappe personali, scopriremo i bisogni nascosti dietro i conflitti, impareremo a comunicare in modo autentico e non violento. Creeremo uno spazio sicuro dove entrambi potrete esprimere le vostre verità senza giudizio, dove imparare a riconoscere i rituali comunicativi che vi allontanano e costruire nuovi ponti di comprensione.

Il counseling Astrolabio è pensato per chi vuole smettere di lottare contro il partner e iniziare a crescere insieme.

Parliamone insieme in un primo incontro conoscitivo. Insieme possiamo trasformare i vostri conflitti in opportunità di connessione profonda.

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Sono Silvia Raldi, counselor maieutica e parent counselor. Aiuto le persone a intraprendere la propria strada e ad avere relazioni migliori con sé stesse, in famiglia e con gli altri.

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